Testata registrata presso il tribunale di Milano in data 20 luglio 2012 al n° 320 – ISSN 2281 – 1249

Energie rinnovabiliIn primo piano

Energie rinnovabili nel mondo: la crescita accelera, ma la transizione deve superare la prova delle infrastrutture

Dal boom del fotovoltaico alla nuova geografia degli investimenti, il settore delle rinnovabili entra in una fase decisiva. La capacità installata continua a crescere, ma reti elettriche, sistemi di accumulo, finanziamenti e stabilità delle politiche energetiche determineranno la velocità della trasformazione globale.

La transizione energetica mondiale procede a velocità sostenuta, ma non senza contraddizioni. Le energie rinnovabili conquistano nuovi spazi nei sistemi elettrici, attraggono investimenti e ridisegnano gli equilibri industriali tra le principali economie. Il problema, oggi, non è più soltanto produrre energia pulita a costi competitivi: è riuscire a integrarla, distribuirla e utilizzarla in modo efficiente su scala globale.

I numeri fotografano un cambiamento strutturale. Secondo l’International Renewable Energy Agency (IRENA), nel 2025 la capacità mondiale di generazione elettrica da fonti rinnovabili ha raggiunto 5.149 GW, grazie a 692 GW di nuova potenza installata. L’incremento annuo è stato del 15,5%, il più elevato mai registrato in termini assoluti. Le rinnovabili hanno rappresentato l’85,6% della nuova capacità elettrica aggiunta nel mondo durante l’anno.

Non si tratta soltanto di una crescita quantitativa. È il segnale di una trasformazione del mercato energetico, nella quale competitività economica, sicurezza degli approvvigionamenti e riduzione delle emissioni convergono sempre più spesso verso la stessa direzione.

Il fotovoltaico guida la trasformazione

Il protagonista indiscusso di questa fase è il solare fotovoltaico. Nel 2025 ha contribuito con circa 510 GW di nuova capacità, pari a quasi tre quarti dell’espansione rinnovabile complessiva. L’eolico ha aggiunto circa 159 GW, mentre idroelettrico, bioenergia e geotermia hanno registrato incrementi più contenuti.

La diffusione dei moduli fotovoltaici, la modularità degli impianti e la possibilità di installare sistemi sia su larga scala sia su edifici residenziali, commerciali e industriali stanno ampliando il mercato. Accanto ai grandi parchi solari cresce infatti la generazione distribuita: famiglie e imprese investono per ridurre la dipendenza dalla rete e contenere la spesa energetica.

Questa evoluzione porta con sé un cambiamento nel rapporto tra produttori e consumatori. L’energia può essere generata vicino al luogo in cui viene utilizzata, condivisa attraverso configurazioni collettive o integrata con batterie e sistemi intelligenti di gestione dei carichi.

Anche l’eolico mantiene un ruolo strategico, soprattutto nei sistemi che necessitano di diversificare la produzione e affiancare alla generazione solare una fonte con differenti profili temporali. L’eolico offshore, tuttavia, deve fare i conti con investimenti elevati, costi finanziari, complessità autorizzative e difficoltà nelle catene di fornitura.

La crescita delle rinnovabili, dunque, non dipende da un’unica tecnologia. Dipende dalla capacità di costruire un mix energetico equilibrato, nel quale ogni fonte contribuisca alla sicurezza e alla continuità del sistema.

La Cina al centro della nuova geografia energetica

La distribuzione degli investimenti mostra una concentrazione ancora marcata. La Cina continua a rappresentare il principale motore mondiale dell’espansione rinnovabile, grazie a una combinazione di capacità produttiva, mercato interno, infrastrutture industriali e sviluppo di grandi progetti.

Secondo l’analisi dell’Agenzia internazionale dell’energia (IEA), nel 2025 il Paese ha aggiunto quasi 500 GW di capacità rinnovabile, oltre il 60% dell’incremento mondiale stimato dalla stessa agenzia. Il dato sottolinea il peso determinante dell’industria cinese, tanto nella realizzazione degli impianti quanto nella produzione di tecnologie e componenti.

L’Europa prosegue il proprio percorso di espansione, sostenuta dal fotovoltaico e da strumenti di mercato che favoriscono gli accordi di acquisto di energia rinnovabile da parte delle imprese. Anche l’India sta aumentando rapidamente la capacità installata, mentre in Medio Oriente il solare acquisisce importanza come strumento di diversificazione economica e di riduzione della dipendenza dagli idrocarburi.

Il quadro cambia quando si guarda all’Africa. Nel 2025 il continente ha registrato una crescita significativa, raggiungendo 82 GW di capacità rinnovabile installata secondo IRENA. Eppure, la sua quota sul totale mondiale rimane limitata rispetto al potenziale disponibile.

La questione non riguarda soltanto le risorse naturali. Per trasformare il sole, il vento e l’acqua in elettricità accessibile servono reti, sistemi di distribuzione, investimenti di lungo periodo e condizioni finanziarie sostenibili. Proprio questi fattori continuano a determinare una profonda disuguaglianza geografica nella transizione.

Il vero collo di bottiglia sono le reti

Più impianti rinnovabili non significano automaticamente più energia utilizzabile. Con l’aumento della produzione da fonti variabili, la rete elettrica deve diventare più flessibile, interconnessa e digitale.

In diverse aree del mondo, la crescita del fotovoltaico e dell’eolico procede più rapidamente dell’adeguamento delle infrastrutture. Il risultato può essere un aumento delle congestioni, tempi di connessione più lunghi e, in determinate condizioni, la necessità di ridurre la produzione degli impianti quando la rete non è in grado di assorbirla.

La sfida riguarda anche la distribuzione geografica delle risorse. I grandi impianti solari ed eolici possono trovarsi lontano dai principali centri di consumo, rendendo indispensabili nuove linee di trasmissione e collegamenti tra mercati elettrici.

A questo si aggiunge la necessità di rendere più flessibile la domanda. Ricarica dei veicoli elettrici, produzione industriale, climatizzazione e consumi degli edifici possono essere gestiti in modo da sfruttare meglio i momenti di maggiore disponibilità di energia rinnovabile.

Le reti non rappresentano quindi un semplice complemento degli impianti di generazione. Sono una delle condizioni fondamentali per trasformare la crescita della capacità installata in un effettivo cambiamento del sistema energetico.

Accumulo e digitalizzazione: la nuova infrastruttura della transizione

La seconda grande priorità è lo stoccaggio. Le batterie consentono di trasferire una parte dell’energia prodotta nelle ore di maggiore disponibilità verso i momenti in cui la domanda aumenta o la generazione diminuisce. Gli impianti idroelettrici di pompaggio possono svolgere una funzione analoga su scale temporali e dimensioni differenti.

L’accumulo non elimina tutte le difficoltà legate alla variabilità delle fonti rinnovabili, ma contribuisce a gestirle, riducendo alcune congestioni e migliorando l’equilibrio tra produzione e consumo.

La transizione richiede inoltre sistemi digitali capaci di prevedere la generazione, coordinare le risorse distribuite e ottimizzare i flussi elettrici. Contatori intelligenti, piattaforme di gestione, previsioni meteorologiche avanzate e sistemi di controllo automatizzato stanno diventando elementi centrali dell’infrastruttura energetica.

La convergenza tra energia e digitale apre anche nuove opportunità industriali: dalla gestione intelligente degli edifici alle comunità energetiche, fino ai sistemi che integrano fotovoltaico, batterie, ricarica elettrica e consumi aziendali.

Perché queste soluzioni possano esprimere tutto il loro potenziale, tuttavia, occorrono standard interoperabili, regole chiare per l’accesso alla rete e modelli economici che remunerino adeguatamente i servizi di flessibilità.

Investimenti e finanza: una transizione a velocità diverse

Il costo delle tecnologie non è l’unico elemento che determina la convenienza di un progetto. Il costo del capitale, il rischio regolatorio, le condizioni di accesso al credito e la prevedibilità dei ricavi possono incidere in modo decisivo sulla realizzazione degli impianti.

Questa dinamica penalizza soprattutto i Paesi emergenti, anche quando dispongono di risorse solari ed eoliche abbondanti. Tassi d’interesse elevati, instabilità valutaria e difficoltà nell’ottenere finanziamenti a lungo termine possono rendere meno competitivi progetti che, dal punto di vista tecnico, sarebbero promettenti.

La conseguenza è un paradosso: alcuni dei territori con maggiori possibilità di sviluppo delle energie rinnovabili sono anche quelli che incontrano maggiori ostacoli nel finanziarne la realizzazione.

Per superare questa barriera servono strumenti di garanzia, finanziamenti agevolati, partenariati pubblico-privati e mercati energetici sufficientemente stabili da consentire agli investitori di valutare i ritorni nel lungo periodo. Anche il rafforzamento delle competenze locali e delle filiere industriali può contribuire a ridurre i rischi e distribuire meglio i benefici economici.

La transizione energetica, in altre parole, non è soltanto una questione tecnologica. È anche una questione di accesso al capitale e di capacità di costruire condizioni favorevoli agli investimenti.

Il traguardo del 2030 resta impegnativo

Le prospettive di crescita sono importanti, ma non sufficienti a garantire il raggiungimento degli obiettivi internazionali. Alla COP28 di Dubai, nel 2023, i Paesi partecipanti hanno sostenuto l’obiettivo di triplicare la capacità globale di energia rinnovabile entro il 2030.

Nel rapporto Renewables 2025, l’IEA stima che la capacità mondiale possa aumentare di circa 4.600 GW nel periodo 2025-2030, arrivando a circa 9.530 GW nel 2030. Sarebbe un’espansione considerevole, ma ancora inferiore al livello necessario per triplicare la capacità del 2022, stimato in circa 11.500 GW.

Il fotovoltaico dovrebbe rappresentare quasi l’80% della nuova capacità rinnovabile prevista nel periodo. Perché le previsioni si traducano in risultati effettivi, tuttavia, sarà necessario intervenire sui principali ostacoli: autorizzazioni, connessioni alla rete, disponibilità di capitale, capacità di accumulo e stabilità delle politiche pubbliche.

Anche le differenze tra i mercati sono rilevanti. Modifiche agli incentivi, incertezza normativa e aumento dei costi possono rallentare i progetti, mentre procedure più semplici, aste competitive ben progettate e investimenti infrastrutturali possono accelerarne la realizzazione.

Il traguardo del 2030 non dipenderà quindi esclusivamente dalla velocità con cui verranno installati nuovi pannelli e aerogeneratori. Sarà determinante la capacità dei governi di trasformare gli obiettivi in programmi coerenti e realizzabili.

Dalla capacità installata all’energia realmente utilizzata

Il prossimo capitolo della transizione energetica sarà misurato non soltanto in gigawatt installati, ma anche nella quantità di elettricità rinnovabile effettivamente prodotta e consumata, nella riduzione delle emissioni e nella capacità di garantire forniture affidabili.

Per valutare i progressi sarà necessario distinguere tra potenza installata, produzione effettiva, quota delle rinnovabili nella generazione elettrica e contributo delle fonti pulite ai consumi energetici complessivi. Sono indicatori diversi, che raccontano aspetti complementari della trasformazione.

Resta inoltre aperta la sfida di estendere la decarbonizzazione oltre il settore elettrico. Trasporti, industria, riscaldamento e processi produttivi richiedono elettrificazione, efficienza energetica e, dove necessario, combustibili a basse emissioni, compreso l’idrogeno rinnovabile nei segmenti in cui risulta tecnicamente ed economicamente appropriato.

Le energie rinnovabili hanno già dimostrato di poter crescere su scala globale e di assumere un ruolo sempre più importante nella sicurezza energetica. La fase che si apre richiede però un salto di qualità: integrare le nuove capacità produttive con infrastrutture adeguate, modelli di mercato evoluti e politiche industriali di lungo periodo.

La vera misura del successo non sarà soltanto quanto rapidamente il mondo riuscirà a installare nuovi impianti, ma quanto sarà capace di costruire un sistema energetico più pulito, affidabile e accessibile. È su questo terreno che si giocherà la partita decisiva della transizione entro il 2030.

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