Robot in aiuto all’ospedale di Varese nella lotta al Covid-19

Da qualche giorno, presso l’Ospedale di Circolo di Varese sono in servizio sette robot Sanbot Elf – uno, nel reparto di Malattie Infettive, e gli altri sei, in quello di Medicina ad Alta Intensità – che, comandati a distanza dal personale sanitario tramite PC o smartphone, stanno fornendo un valido aiuto nel monitorare dodici pazienti affetti da Covid-19 ricoverati nei reparti di isolamento.

I robot entrano nelle camere, misurano i parametri vitali dei malati – frequenza cardiaca, frequenza respiratoria e pressione arteriosa – e, cosa importantissima, permettono, come detto, il monitoraggio a distanza: grazie a tre telecamere, oltre ai sensori e agli occhi digitali di cui sono dotati, il personale sanitario può osservare il paziente e il monitor che ha accanto senza la necessità di dover accedere fisicamente alla stanza, riducendo il consumo di dispositivi di protezione ed evitando di doversi vestire e svestire, inoltre, attraverso un sistema di videochiamate, riesce a mettersi in comunicazione con i pazienti rispondendo alle loro domande.

L’idea di ricorrere ai Sanbot è venuta a Giovanni Poggialini, un ingegnere clinico a cui l’ospedale aveva chiesto in piena emergenza Covid-19 di trovare un supporto per medici e infermieri, che si è ricordato di una start up veneta conosciuta ad un meeting per esperti del settore che, oltre ai tradizionali convegni, propone anche le migliori soluzioni tecnologiche in campo sanitario.

I robot dovevano essere presenti alla mostra del Mudec “Robot, The Human Project”, che non ha mai avuto luogo a seguito del DPCM, cosìcché l’azienda produttrice, la start up veneta Omitech, ricevuta la telefonata dell’ingegnere Poggialini ha aggiornato il prototipo presentato al convegno con alcune funzioni utili per affrontare il corona virus, decidendo poi di donarli all’ospedale senza alcun costo e per tutta la durata dell’emergenza sanitaria.

Il Prof. Francesco Dentali, direttore di Medicina ad Alta Intensità dell’ospedale di Circolo, ha chiamato Il primo di questi robot Tommy, proprio come suo figlio di sei anni: un modo forse di stargli vicino visto che da quando è esplosa questa pandemia non riesce più a vederlo.

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