Lavori eseguiti dai robot

Gli androidi del prossimo futuro ruberanno il lavoro a segretarie, medici ed avvocati. Secondo il rapporto divulgato al World Economic Forum di Davos ben cinque milioni di posti verranno persi entro il 2020, mentre un recente studio della Bank of England asserisce che digitalizzazione, automazione ed informatizzazione metteranno in serio pericolo addirittura un terzo dei posti di lavoro. Basti pensare alle banche: oramai il 25% degli italiani eseguono operazioni online e la riduzione del personale è sempre più un must per gli istituti di credito.

La sfida non consiste tanto nel frenare il progresso, quanto nell’escogitare nuove soluzioni per rendere davvero sostenibile il sistema produttivo. Perché se è vero che lo sviluppo dei mercati e delle competenze farà nascere nuove opportunità – già oggi nanotecnologie, stampa 3D, genetica e biotecnologie sono infatti tra i più ricercati -, è altrettanto vero che secondo molti lo Stato dovrebbe assicurare ad ogni individuo un reddito annuale. Un’ipotesi quest’ultima al vaglio di politici, economisti ed esperti, dall’Europa agli Stati Uniti, ma la domanda per adesso rimane senza risposta.

La ragazza che svolgerà il ruolo di segretaria virtuale si chiama Amelia. È bionda, ha un bel sorriso e conosce tutte le lingue del mondo. In più possiede numerose qualità che la rendono davvero unica: impara tutto e velocemente, non è mai in malattia, non ha cali di rendimento, lavora sempre e soprattutto non percepisce alcun salario. Non sorprende che Amelia non sia umana, è infatti un’intelligenza artificiale prodotta dalla IPSOFT, Società statunitense che si occupa di automatizzazione all’interno delle aziende.

Watson è invece un computer che muterà il destino di medici e pazienti sconvolgendo il futuro della diagnostica. È stato concepito nel centro Thomas Watson di IBM, uno dei laboratori di ricerca più importanti al mondo, ed è in grado di processare quantità enormi di dati, studi, pubblicazioni e immagini. Watson può dirci se siamo in presenza o meno di una patologia violenta e suggerisce la cura migliore da seguire per il paziente. Inoltre, le sue previsioni a livello statistico sono attendibili nel ramo dell’oncologia e il suo scopo non è quello di sostituire il medico, bensì di fornirgli un valido aiuto diagnostico, che per intenderci è molto più utile di molti trattati e riviste.

Ma c’è dell’altro. Due ragazzi californiani di San Francisco hanno costruito il robot avvocato. Si chiama Ross ed è la prima intelligenza artificiale creata appositamente per trattare le cause legali. Opera già da un anno presso grossi studi, costa al mese esattamente quanto guadagna un avvocato in un’ora ed è capace di sviluppare una mole enorme di dati su ogni singolo caso. Basta rivolgere a Ross un quesito e in breve arriva la risposta elaborata attraverso la consultazione di leggi, sentenze e casi analoghi.

E a San Francisco troviamo il primo ristorante completamente automatizzato degli Stati Uniti. Da EATSA lavorano solo i robot, quindi niente camerieri, cassieri o lavapiatti e il menù si sceglie su un tablet, dove si possono leggere sia gli ingredienti che i valori nutrizionali. La procedura da seguire è molto semplice: si ordina con un clic, si paga con carta di credito e dopo pochi minuti si ritira il pasto da uno sportello dove compare il nome del cliente. Gli affari vanno talmente bene che in un anno è stato aperto al pubblico un secondo locale sempre a San Francisco, uno a Los Angeles e adesso si punta ad inaugurare ristoranti nelle principali capitali americane.

Comunque, anche a casa nostra qualcosa si sta muovendo. All’ospedale Morgagni di Forlì parte del lavoro degli inservienti viene già eseguito da otto robot, che trasportano farmaci, rifiuti, biancheria e pasti. Fanno ben 350 viaggi al giorno per 400 chili di carico a testa, se necessario usano l’ascensore e chiedono addirittura permesso quando trovano ostacoli sulla strada. Mentre a Napoli ecco il robottino che sa impastare la pizza. L’hanno chiamato RoDyMan, che sta per Robotic Dynamic Manipulation, ed è uno dei primi robot al mondo in grado di maneggiare oggetti deformabili, anche se per ora si limita alla pizza. E’ stato creato nell’università Federico II di Napoli e sa vedere, comprendere e ripetere i movimenti umani appresi da un maestro pizzaiolo a cui hanno infilato una tuta biocinetica. Quindi non è stato programmato per fare le pizze, ma lo ha imparato da solo.

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